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Parte dell’Obiettivo del Millennio (MDG) numero 8, è quello di fornire accesso alle medicine essenziali nei paesi in via di sviluppo, a dei costi ragionevoli per loro. Perché i trattamenti palliativi per malati terminali ancora non rientrano nella definizione di ‘medicine essenziali’? I numeri suggeriscono che circa 18 milioni di persone nei paesi in via di sviluppo sono decedute nel 2012 soffrendo le pene dell’inferno a causa della mancanza di accesso a forti antidolorifici come ad esempio la morfina.

Secondo la Worldwide Palliative Care Alliance, parte del problema si ritrova nel rifiuto dei governi di dare accesso ai pazienti a farmaci come la morfina a causa di esagerate paure di legate al rischio di dipendenza. Ma deve cambiare anche l’atteggiamento dei dottori nei confronti degli antidolorifici e delle cure palliative, i quali nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo non ricevono un adeguato training in questo senso e temono anch’essi che i pazienti ne possano diventare dipendenti o venirne uccisi perché troppo forti.

Rispetto al resto del continente africano, l’Uganda è all’avanguardia in termini di cure palliative. Infatti, attraverso un mix di morfina e acqua, il paese produce la sua morfina a buon mercato. Ci sono pazienti affetti da tumori e altre malattie croniche che vengono trovati nei loro giacigli in balia dei dolori da volontari che girano per i villaggi più poveri e che vengono portati negli ospizi dove finalmente ricevono i trattamenti per il dolore di cui hanno disperatamente bisogno come chemioterapia e dosi potenti di antidolorifici in modo tale che risparmiare loro inutili sofferenze negli ultimi istanti della loro vita.

A maggio la WHO ha passato una risoluzione in base alla quale le cure palliative devono diventare una priorità dei sistemi sanitari nazionali Dr Edward Kelly aggiunge “Insieme all’aumento di persone anziane cresce anche il numero di malattie quali cancro diabete e malattie cardiache. Di conseguenza aumenta anche la necessità di trattamenti migliori per malati terminali”.

BBC  

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