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Secondo il rapporto annuale The State of the Food Insecurity in the World 2014 redatto da FAO, World Food Programme (WFP)e International Fund for Agricultural Development (IFAD) sono sempre meno gli esseri umani che non possono soddisfare il proprio fabbisogno alimentare. Un trend positivo costante da diversi anni, complice anche lo sforzo di stati e società civile per il raggiungimento degli obiettivi della FAO, ma l’11% del mondo non ha ancora abbastanza cibo. 

Nonostante i miglioramenti, l’Asia – il continente più popoloso – presenta ancora il numero più alto di malnutriti: su un totale di 805 milioni, 526 milioni di affamati vivono in Asia. Nell’Africa Subsahariana i numeri sono più contenuti, ma il rapporto è maggiore: un individuo su quattro soffre la fame. E qui il fenomeno è in crescita: le persone che vivono in questa condizione sono passate da 17,3% a 26,6%.

Sviluppo economico e coordinazione di stati e organizzazioni internazionali sono la ricetta per vincere una battaglia contro la fame. Ad esserne convinti sono José Graziano da Silva (FAO); Kanayo F. Nwanze (IFAD) e Ertharin Cousin (WFP). “Con l’impegno politico richiesto – affermano – è possibile ridurre rapidamente e sostanzialmente la fame. Bisogna comprendere quali sono le sfide nazionali, le possibilità politiche e imparare dalle esperienze del passato“. Nonostante i buoni risultati, il numero di persone che soffre la fame al mondo resta “inaccettabilmente alto” e si richiede un “rinnovato impegno politico per combattere la fame, un impegno politico che possa trasformarsi in azioni concrete”.

Repubblica.itRedattore Sociale

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