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Il ragazzo che catturò il vento” racconta la storia vera di William Kamkwamba un giovane malawiano – ora ventisettenne ma quattordicenne all’epoca dei fatti – che grazie al suo ingegno e alla sua voglia di cambiare le sorti del suo villaggio stremato da fame e carestia, aguzza il suo ingegno e decide di catturare ciò che invece c’è in abbondanza in Malawi, il vento, per creare energia, acqua e luce. In poche parole, per ridare vita al suo villaggio e alla sua gente.

William Inizia a studiare libri di fisica – in particolare un libro intitolato “Using Energy” – si prende del matto – “misala”, in lingua locale – da tutti gli abitanti del villaggio, anche dai suoi genitori, e iniziando a smanettare vecchie radioline, ciarpame, biciclette e parti di trattori vede poco a poco realizzarsi il suo sogno: un mulino a vento. Una prima macchina riuscirà ad azionare quattro lampadine, una seconda riuscirà ad azionare una pompa dell’acqua: ecco una soluzione alla siccità e alla carestia che incombono sul suo villaggio.

Presto la notizia della sua invenzione – Magetsi Mphepo (vento elettrico) – si diffonde oltre confine attraendo l’attenzione dei più grandi esperti del settore che permettono a William di riprende gli studi, entrando all’African Leadership Academy di Johannesburg e che lo invitano a tenere una presentazione alla TED Conference in Tanzania.

Un libro che mostra il potere della determinazione, della tenacia e del talento nelle situazioni più avverse. Ma non solo, un libro dai risvolti sociali, perché offre un quadro dei villaggi africani, del Malawi, della vita quotidiana della popolazione. Mostrando come vivono le famiglie e i villaggi, cosa mangiano, come si divertono i giovani e come studiano. Una storia di umiltà e di intelligenza che avvince, commuove e insegna: “non avrei mai dimenticato la lezione che avevo imparato. Se vuoi farcela, devi buttarti“.

Lifegate, Goodreads 

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