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Nei paesi in via di sviluppo, la povertà estrema è particolarmente diffusa e le persone fanno qualsiasi cosa pur di sopravvivere ogni giorno; anche scavare nelle discariche alla ricerca di materiali riciclabili. Nel mezzo delle baraccopoli di Nairobi, in Kenya è presente la discarica di Dandora, ma ce ne sono altre anche in altre città in tutta la nazione, come quella di Eldoret, cittadina che conta circa 280mila abitanti verso il confine con l’Uganda.

L’immagine che si delinea non è troppo diversa da quella di Nairobi: nonostante i seri rischi per la salute e la violenza, migliaia di persone – tra cui anche molti bambini in età scolare – ogni giorno scavano con le braccia immerse fino ai gomiti nella spazzatura di qualunque tipo con il solo scopo di sostenere le proprie famiglie guadagnando non più di 2 euro al giorno.

Molti dei lavoratori della discarica, condividono nelle vicinanze del sito delle minuscole baracche con altri famigliari, mentre chi è meno ‘fortunato’, dorme per strada, soggetto ad abusi e violenza. In queste condizioni vivono anche numerose madri-single che però per poter guadagnare qualcosa e badare contemporaneamente ai figli piccoli, devono portarli con sé alla discarica. Ad esempio, Sarah N., 45 anni, ha una storia simile a molte altre donne: separata dal marito ubriaco, deve lavorare in discarica portando con sé il figlio di 2 anni, nonostante i seri rischi per la sua salute, perché non ha nessuno a cui lasciarlo, dato che anche gli altri 3 figli lavorano con lei al sito senza andare a scuola. Infatti, nonostante il Kenya abbia introdotto nel 2003 l’educazione primaria gratuita, molte famiglie non possono permettersi di pagare le uniformi e altri materiali scolastici o semplicemente non possono permettersi si perdere un aiuto concreto quotidiano per il sostentamento della famiglia.

The Guardian 

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