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Un vaccino, assistenza medica efficiente o maggior disponibilità di cibo. Questo è quanto basterebbe per salvare la vita a migliaia di bambini ogni giorno. Dal 1990 a oggi il numero dei minori che non arriva ai cinque anni è dimezzato, ma il problema della mortalità infantile è una battaglia ancora aperta. I dati che emergono dal report “Committing to child survival: a promise renewed” redatto da UNICEF, WHO e World Bank restano ancora allarmanti. Più di un milione di bambini muore ogni anno prima del secondo giorno di vita; 2,8 milioni entro il primo mese e sei milioni non arrivano ai cinque anni d’età.

In due decenni, grazie all’impegno di governi e alla crescita economica di alcuni stati, sono stati salvati circa cento milioni di bambini sotto i cinque anni, di cui 24 milioni neonati,  anche in paesi con poche risorse. Ma in Asia meridionale e Africa sub-sahariana nascere e crescere non è ancora così facile. Su cinque bambini che muoiono nel mondo prima del quinto anno di vita, quattro risiedono in queste due zone. Etiopia, Bangladesh, Kenya, Nigeria sono gli stai con i tassi più alti di morte infantile e non a caso sono anche tra i paesi con la percentuale più bassa di assistenza medica prima e durante il parto.

La maggior parte dei bambini muore per malattie ragioni prevenibili e curabili. Infatti. il 17% perde la vita per complicazioni dovute a nascite premature, il 15% per polmonite e l’11% per complicazioni durante il travaglio. Ma anche malaria (7%) e diarrea (9%) mietono vittime. Il più grande nemico dei minori rimane comunque la malnutrizione che da sola contribuisce alla metà delle morti sotto i cinque anni.

Repubblica.it

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Repubblica.it<\/a>
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