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Un linguaggio civile, quando si parla d’immigrazione”: è questo il primo obiettivo culturale indicato da Marco Giorgi, direttore dell’UNAR (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali del dipartimento per le Pari opportunità), commentando le commemorazioni di Lampedusa di settimana scorsa. “Commemorazioni – osserva Giorgi – caratterizzate anche da qualche protesta, da cui abbiamo capito che occorre un dibattito sereno ed equilibrato sul tema dell’immigrazione, partendo proprio dall’uso di un linguaggio civile per chiunque si avvicini a questi temi. Bisogna lavorare sempre di più – ha aggiunto – per la promozione della Carta di Roma, il codice deontologico sul linguaggio usato dal mondo del giornalismo, qualche volta carico di pregiudizi e stereotipi nei confronti dei richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti“.

De Giorgi ha quindi ricordato “un dato importante da evidenziare, che risalta dal monitoraggio del Contact center dell’UNAR: l’aumento delle denunce per discriminazione etnico-razziale nell’ambito dei media. Il 34,2% delle oltre 1.500 segnalazioni nel 2013. Di queste, il 62,3% riguarda internet, quindi, quasi due discriminazioni su tre avvengono mediante o all’interno della rete. Il linguaggio usato nella rete internet – ha detto ancora – diventa sempre più spesso uno spazio, dove prendono piede comportamenti apertamente discriminatori e molestie. Problemi come quelli dell’hate speech online e del cyber-bullismo sono la nuova frontiera del razzismo con cui dobbiamo fare i conti. La rete rappresenta un nuovo e importante fronte d’intervento dell’UNAR rispetto al quale è necessario sviluppare strategie di sensibilizzazione verso gli utenti dei nuovi media e di tutela specifica verso le vittime di discriminazione.

Redattore Sociale 

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De Giorgi ha quindi ricordato \”un dato importante da evidenziare, che risalta dal monitoraggio del Contact center dell’UNAR: l’aumento delle denunce per discriminazione etnico-razziale<\/b> nell’ambito dei media. Il 34,2% delle oltre 1.500 segnalazioni nel 2013. Di queste, il 62,3% riguarda internet, quindi, quasi due discriminazioni su tre avvengono mediante o all’interno della rete. Il linguaggio usato nella rete internet<\/i> \u2013 ha detto ancora – diventa sempre pi\u00f9 spesso uno spazio, dove prendono piede comportamenti apertamente discriminatori e molestie. Problemi come quelli dell’hate speech online e del cyber-bullismo sono la nuova frontiera del razzismo con cui dobbiamo fare i conti. La rete<\/b> rappresenta un nuovo e importante fronte d\u2019intervento dell’UNAR rispetto al quale \u00e8 necessario sviluppare strategie di sensibilizzazione verso gli utenti dei nuovi media e di tutela specifica verso le vittime di discriminazione.<\/i>\”<\/p>

Redattore Sociale<\/a> 
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