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Secondo le stime della compagnia idrica kenyota Nairobi City Water and Sewerage Company (NCWSC), solo la metà dei residenti di Nairobi ha la casa connessa alla rete idrica della città. Coloro che vivono nelle baraccopoli, le zone più povere della città, dipendono ogni giorno dai venditori abusivi di acqua che si agganciano alla rete idrica illegalmente.

Per i vicoli degli slum, dove il guadagno medio di una persona è pari a meno di 1euro al giorno, la vendita d’acqua è un business molto lucrativo controllato e gestito da una fitta rete mafiosa, se non si hanno le conoscenze ‘giuste’ non si può aprire nemmeno un chiosco.

Poiché culturalmente sono le persone incaricate della casa e della cura di bambini e malati, le donne sono coloro che hanno maggiormente a che fare con questa mafia e con il trasporto delle taniche d’acqua; tale abitudine causa seri problemi di salute alla loro schiena per i pesi che trasportano. Inoltre, l’acqua che dovrebbe essere fonte di vita, in realtà è fonte di malattie (colera, dissenteria e tifo) a causa della mancanza di sistemi di depurazione dell’acqua.

Inoltre, essendo un cartello ben controllato, i venditori d’acqua si sentono liberi di stabilire autonomamente i prezzi al litro: si è stimato che i residenti delle baraccopoli pagano tra le 10 e le 25 volte di più per l’acqua rispetto a chi ha il collegamento idrico direttamente in casa. E le associazioni che cercano di fare concorrenza agli abusivi, vendendo acqua prezzi accessibili a tutti, subiscono spesso atti di vandalismo e ricevono minacce di morte.

All Africa

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