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La musica può ancora salvare il mondo”. Per Nneka, cantante 34enne nigeriana, questa frase non ha mai avuto il valore di uno slogan hippy abusato; l’artista è infatti da tempo in prima linea contro le ingiustizie commesse nella sua Nigeria. Il nuovo lavoro, My Fairy Tales, tra groove, afrobeat e ritmi reggae, è un viaggio di scoperta e di riflessione in cui si affrontano temi politici e sentimentali legati alla sua terra d’origine. Papà nigeriano, mamma tedesca, Nneka si trasferisce a 19 anni da Warri, nel sud della Nigeria, in quel di Amburgo per studiare Antropologia. Nel 2005 il suo esordio Victim of Truth è il primo di una serie di altri tre dischi che le faranno raggiungere notorietà e collaborazioni prestigiose con artisti come Massive Attack, Damian Marley e Lenny Kravitz.

L’artista nigeriana fa anche parte di numerose organizzazioni non governative: ambasciatrice dell’African Woman’s Development Fund (AWDF): “più che fare un arido discorso politico preferisco scrivere una canzone per influenzare la mente delle persone e supportare la causa delle donne africane”, e sostenitrice dell’Occupy Nigeria Movement: “Ci furono numerose proteste, soprattutto a Lagos, che costarono la vita a 16 persone uccise dalla polizia”. 

Corruzione, inquinamento ambientale sono le spine nel fianco della Nigeria ma Nkea non si ferma qui. In tempi non sospetti, l’artista ha sempre denunciato i soprusi e le atrocità dei fondamentalisti islamici: “Se i nostri politici, senza escludere l’attiva azione di noi cittadini, eliminassero i tribalismi e le tensioni religiose, riusciremmo a sconfiggere Boko Haram”. E afferma che più che un leader, la nazione deve trovare la capacità di agire in prima persona, senza delegare sempre il politico di turno.

la Repubblica 

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