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In Kenya le donne Samburu sperimentano una via alternativa all’allevamento del bestiame per crescere al meglio i propri figli: la coltivazione della papaya e di altre colture adatte alle loro terre aride.

Secondo una notizia rilasciata dall’agenzia Reuters, nel nord del Kenya la comunità dei Samburu starebbe tentando di arginare il problema che si ripresenta ogni qualvolta gli uomini del villaggio si assentano per settimane, seguendo le esigenze della pastorizia, lasciano le proprie famiglie senza alcun tipo di moneta per poter sopravvivere.

Iniziando a coltivare qualche campo, ricorda una delle donne intervistate, Naserian Lyengulai, mentre gli uomini si assentano per settimane dai villaggi, lasciando anziani, donne e bambini senza mezzi di sostentamento,  ora le donne hanno la possibilità di guadagnare qualcosa in maniera autonoma.

A rinforzare l’iniziativa di queste donne determinate è arrivato anche il “Samburu County Drought Monthly Bulletin”, che ha sottolienato come, durante i mesi di siccità, i bambini sotto i 5 anni appartenenti a famiglie che sopravvivono solo grazie al bestiame, soffrono più facilmente di problemi nutrizionali rispetto ai bambini le cui famiglie vivono unendo i frutti dell’allevamento a quelli della coltivazione di verdura e legumi.

È anche grazie a questa consapevolezza che alcune donne Samburu hanno dato vita al Kibartane Women Group, una sorta di cooperativa al femminile che facilita la pratica agricola in queste zone aride e isolate nel nord del Kenya, supportando l’attività anche con il necessario approvvigionamento idrico.

Nonostante i passi in avanti, resta alta la preoccupazione riguardo la sopravvivenza di questo popolo, sempre più minacciato dai cambiamenti climatici e dalle siccità incalzanti. Secondo gli esperti, diversificare le fonti di approvvigionamento potrebbe essere una buona strategia che aiuterà i Samburu a continuare a vivere nel loro paese, il Kenya.

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