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#day85

Nome: Thomas Amunga

Professione: seminatore (figura lavorativa quanto mai rara ai giorni nostri.)(Ufficialmente preside di una scuola di 400 bambini)

Location: Dandora Dumpsite. La più grande discarica a cielo aperto d’Africa. Grande come 74 campi da calcio e alta più di 10 metri, vi lavorano all’interno decine di migliaia di persone, uomini donne e bambini, creando un business di svariati milioni di dollari.
E QUINDI CHE CAZZO SEMINA AMUNGA IN UNA DISCARICA?

SEMI DI SPERANZA.

Passa la vita a rincorrere nei vicoli infernali della discarica, bambini e bambine e li convince a venire a scuola. Ed è qui che pianta i semi di speranza. Insinua nella mente di questi bambini la possibilità che ci possa essere un alternativa a quella merda che è la discarica. Mostra scorci di un mondo esterno, un mondo diverso dallo sniffarsi colla a 8 anni e passare le giornate in mezzo alla spazzatura e provare a sopravvivere.


Mentre parla, il sorriso costantemente sul viso e la voce pacata, i suoi occhi si accendono di quel bagliore penetrante e ipnotico che solo chi soffre del vizio di essere un sognatore cronico può avere.

Non saprei davvero come spiegare meglio quello che fa Amunga se non ricopiando il racconto che La Pecora Albina ha trascritto di una delle tante storie che Amunga racconta:

“Un giorno in una spiaggia un giovane uomo e un vecchio si incontrano. Il giovane uomo, camminando vicino al mare, si accorge che l’anziano signore, chino nella zona dove la sabbia e il mare si incontrano, raccoglie dalla sabbia piccolissimi pesci, ributtandoli in mare. I pesci, a causa della marea e i movimenti del mare, erano portati a riva dalle onde, rimanendo intrappolati sulla sabbia quando il mare in bassa marea si ritirava. Ogni giorno, per ore e ore, il vecchio uomo, la schiena china e il respiro affannato, li raccoglieva, salvandoli e ributtandoli in mare. Molti di essi dopo pochi minuti venivano riportati sulla sabbia, rendendo il tentativo di quell’uomo inutile. Incuriosito dal quel comportamento apparentemente insensato e sicuramente sfiancante, il giovane si avvicina all’anziano domandandogli perché si ostinasse in un’occupazione cosi faticosa e al tempo stesso cosi inutile. Sorridendo, il vecchio uomo, gli risponde che la sua missione è fare in modo che almeno uno di quei piccoli pesci, condannati a morire per qualcosa che è più forte di loro stessi come la forza del mare, possa raggiungere il mare aperto. Molti di loro probabilmente non saranno abbastanza forti per arrivare alla fine di quel viaggio estenuante e pieno di insidie contro la corrente del mare. Altri invece, forse uno solo, forse un paio o magari addirittura una manciata, riusciranno a raggiungere quello spazio sconfinato e affascinante che è il mare aperto, riusciranno a vedere le meraviglie che riserva e riusciranno a fare la differenza, seppur nel loro piccolo. La missione dell’anziano era creare un’alternativa migliore, una possibilità per quei pesci, là dove nessuno avrebbe mai creduto che un’alternativa potesse mai esistere.”

Foto prodotte da: Gerardo Fortino photographer

Fonte: https://www.facebook.com/90daysinAfrica/?fref=ts

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