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Thomas Amunga, preside della scuola elementare Claires Primary School di Alice for Dandora nella baraccopoli di Dandora, è una di quelle persone capaci di correre il pericolosissimo rischio di avere un sogno. E la grandissima faccia tosta di credere di poterlo realizzare.

Pelle color ebano, portamento signorile, Amunga quando parla si muove con delicatezza e straordinaria calma. I suoi gesti tranquilli ed eleganti tradiscono una consapevolezza profonda e una tranquillità quasi disarmante, in puro e semplice contrasto con la vivacità dei bambini della scuola e il disordine della baraccopoli. In uno dei primi incontri con noi volontari ci racconta che quando era bambino era costretto a lavorare per portare a casa qualche scellino per la famiglia. Nel frattempo però, non ha mai rinunciato a prendere la sua cartella tutti i giorni e andare a scuola, facendo i compiti dopo le giornate sfiancanti di lavoro, di nascosto, non facendosi vedere. Perché in quell’universo la scuola è l’ultima della priorità; prima bisogna inventarsi un lavoro per portare una porzione di ugali in tavola. Mentre ci racconta del suo passato ho l’impressione che non smetterà mai di parlare. Probabilmente per il fatto che ha visto, vissuto, combattuto talmente tante cose che per lui raccontarle è diventata una missione naturale e inevitabile. In modo che si sappia come funzionano le cose a pochi chilometri dal centro economico e ricco Nairobi, là dove le case e le persone sono più ammassate delle sardine, le strade piene di fango, gli odori insopportabili.

Amunga è uno dei figli della baraccopoli, ma è anche uno dei pochi che si è creato un’alternativa all’universo in cui è nato e ha avuto abbastanza fortuna di poter scegliere di cambiare esistenza. Dopo gli studi, ci racconta, avrebbe potuto andarsene, trovando un lavoro lontano da quei quartieri.
Mentre parla, il sorriso costantemente sul viso e la voce pacata, i suoi occhi si accendono di quel bagliore penetrante e ipnotico che solo chi soffre del vizio di essere un sognatore cronico può avere. Il guizzo delle sue pupille è talmente incoraggiante e contagioso che anche io inizio a credere che forse, a volte, con tenacia, i sogni si possano realizzare. Perché in realtà il sogno di Amunga non era andarsene dalla baraccopoli, ma restare e restituire qualcosa. Il suo sogno era creare una spaccatura di speranza e di possibilità in quel microcosmo perverso e mortale . Amunga è uno dei figli dello slum che hanno deciso di sposare le proprie origini, tornando e restando in quella prigione senza mura.

Vi racconto una storia – ci dice:

Un giorno in una spiaggia un giovane uomo e un vecchio si incontrano. Il giovane uomo, camminando vicino al mare, si accorge che l’anziano signore, chino nella zona dove la sabbia e il mare si incontrano, raccoglie dalla sabbia piccolissimi pesci, ributtandoli in mare. I pesci, a causa della marea e i movimenti del mare, erano portati a riva dalle onde, rimanendo intrappolati sulla sabbia quando il mare in bassa marea si ritirava. Ogni giorno, per ore e ore, il vecchio uomo, la schiena china e il respiro affannato, li raccoglieva, salvandoli e ributtandoli in mare. Molti di essi dopo pochi minuti venivano riportati sulla sabbia, rendendo il tentativo di quell’uomo inutile. Incuriosito dal quel comportamento apparentemente insensato e sicuramente sfiancante, il giovane si avvicina all’anziano domandandogli perché si ostinasse in un’occupazione cosi faticosa e al tempo stesso cosi inutile. Sorridendo, il vecchio uomo, gli risponde che la sua missione è fare in modo che almeno uno di quei piccoli pesci, condannati a morire per qualcosa che è più forte di loro stessi come la forza del mare, possa raggiungere il mare aperto. Molti di loro probabilmente non saranno abbastanza forti per arrivare alla fine di quel viaggio estenuante e pieno di insidie contro la corrente del mare. Altri invece, forse uno solo, forse un paio o magari addirittura una manciata, riusciranno a raggiungere quello spazio sconfinato e affascinante che è il mare aperto, riusciranno a vedere le meraviglie che riserva e riusciranno a fare la differenza, seppur nel loro piccolo. La missione dell’anziano era creare un’alternativa migliore, una possibilità per quei pesci, là dove nessuno avrebbe mai creduto che un’alternativa potesse mai esistere.”

Continua la lettura del Diario di Arianna: http://lapecoraalbina.com/il-vecchio-e-il-mare-quando-le-leggende-diventano-realta/

Leggi un altro articolo di Amunga dal diario di 90daysinAfrica: https://www.aliceforchildren.it/2016/10/26/90daysinafrica_semi_di_speranza/

Nel mese di luglio Arianna, 23 anni, studentessa, laureata in scienze politiche e laureanda in management organizzazioni internazionali, è stata nostra volontaria in Kenya. Nelle prossime pagine vi racconteremo il suo viaggio attraverso le pagine del suo blog La Pecora Albina.

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