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L’Africa era nel nostro passato; ci sarà anche nel nostro futuro. Si stima che nel 2100 la popolazione africana coprirà la metà della popolazione mondiale, così che paradossalmente i nostri pronipoti avranno pelle scura e capelli ricci, neri e crespi. Gli europei saranno all’incirca uno su dieci, un’inezia rispetto all’intero pianeta.

Africa 2100

Questi i dati stimati dall’Onu che va in controtendenza rispetto a quanto sostenuto qualche anno fa sulla crescita demografica mondiale. Elementi sottovalutati allora, l’aspettativa di vita e la fertilità delle donne, oggi tendenzialmente propendono verso una vita più lunga in media ed una maggiore fertilità che ci porterà nel 2100 ad essere in circa 11 miliardi di persone nel mondo. Sono proprio i paesi di cui si discute meno quelli che avranno più persone, ossia Nigeria, Congo, Etiopia, Tanzania. Tutti luoghi in cui foreste e deserto si ritroveranno con più di 4 miliardi di persone. Non sarà, quindi, la Cina ad avere il primato della popolazione; probabilmente penalizzata dalla legge del figlio unico che porterà la popolazione cinese poco sopra il miliardo alla fine del secolo.

Possiamo, quindi, affermare che in uno stato generale di arresto demografico, l’Africa registra una crescita della popolazione destinata a durare nel tempo. Solo nel 2013 il tasso di crescita della sua popolazione era pari a 4,9%. Nel 2100 raggiungerà i 4,2 miliardi. Mentre l’Europa sarà popolata prevalentemente da anziani, l’Africa avrà giovane forza lavoro, per cui il bisogno di contrastare la disoccupazione sarà tendenzialmente un problema tutto africano. A contrasto con questo trend di crescita, troviamo la povertà: ogni due africani, uno vive in condizioni di estrema povertà. L’Africa necessita, a maggior ragione a fronte di una crescita della popolazione così marcata, di investimenti specifici infrastrutturali, soprattutto nelle zone rurali dove si concentra maggiormente la popolazione; ha bisogno di investimenti in istruzione di qualità; deve diversificare i propri investimenti, così da rendere più stabile l’economia.

 

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