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Nel 2017 le elezioni presidenziali in Kenya hanno riservato non pochi colpi di scena. In questo articolo vorremmo ripercorrere le tappe di questo lungo percorso per la scelta del nuovo presidente keniota ed evidenziare i fatti salienti che influenzeranno la realtà politica del paese africano nei prossimi anni.

Il 9 Agosto Uhuru Kenyatta viene eletto presidente della repubblica, sconfiggendo l’ex primo ministro Raila Odinga leader della NASA (National Super Alliance), con circa il 54% dei voti a suo favore. Tuttavia l’opposizione si rifiuta di accettare questo voto, sostenendo ci sia stata una manomissione del sistema informatico che gestisce il conteggio dei voti, al fine di favorire il presidente uscente. L’opposizione è scesa in strada per protestare: le manifestazioni si sono trasformate in scontri con la polizia che ha ucciso almeno 11 persone, che sarebbero più di 100 secondo la coalizione di Odinga.

Raila Odinga decide di fare ricorso alla Corte Suprema per far annullare l’esito delle elezioni. Dopo essersi riunita, il primo settembre la corte decide per l’invalidità delle votazioni. Le motivazioni sono molteplici: innanzitutto una settimana prima del voto un alto funzionario della commissione elettorale è stato trovato morto in circostanze sospette con evidenti segni di tortura e violenza; inoltre i voti sono stati elaborati dal sistema informatico più lentamente del previsto, il che indicherebbe una probabile manomissione che avrebbe fatto sparire circa 7 milioni di voti; infine si sono verificate anche delle violazioni nelle procedure burocratiche di comunicazione dei voti dai seggi alla commissione centrale. La corte decide dunque di fissare le nuove elezioni il 26 ottobre.

Il 10 ottobre Raila Odinga si ritira dalla competizione per diventare presidente. Questa decisione è motivata dal rifiuto della commissione elettorale di posticipare ulteriormente la data della votazione per permettere al parlamento di approvare una riforma elettorale, tanto auspicata da Odinga, che avrebbe potuto impedire ulteriori possibili brogli. Il ritiro è dunque un simbolo di protesta: il leader della NASA invita tutti i suoi sostenitori a scendere in piazza per rivendicare i propri diritti ed opporsi a Kenyatta.

Il 26 ottobre si tengono le nuove elezioni: Kenyatta viene eletto con il 98% dei voti mentre il restante 2% si distribuisce tra gli altri 6 candidati e le schede nulle. Tuttavia l’affluenza alle urne è solo del 39%, contro l’80% delle elezioni di agosto. Il voto viene confermato dalla Corte Suprema considera la procedura elettorale regolare; l’opposizione scende in piazza ancora una volta per mettere in discussione la legittimità del nuovo presidente Kenyatta.

Questo lungo percorso elettorale ha portato all’elezione di un capo di stato con un supporto popolare molto ridotto e ha contribuito ad acuire i conflitti etnici che costituiscono già una delle principali minacce alla stabilità sociale e politica del Kenya. Questi due fattori non costituiscono delle basi promettenti per costruire un futuro di dialogo e cooperazione tra le varie comunità anche se Kenyatta, nel discorso di insediamento, si è impegnato ad unificare finalmente il popolo kenyota, garantendo uno sviluppo globale del paese.

 

Fonti:

 

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