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“Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di ispirare. Esso ha il potere di unire le persone in un modo che poche altre cose fanno. Parla ai giovani in una lingua che comprendono. Lo sport può portare speranza dove una volta c’era solo disperazione”.

Proprio così: Nelson Mandela (di cui ieri si è festeggiato il centenario della nascita) capì molto bene come lo sport potesse essere utilizzato come collante, come motore per creare sicurezza, solidarietà e unione; lui stesso si trasformò nel più grande tifoso della nazionale di rugby sudafricana, quando, eletto presidente e in vista dei mondiali del 1995, spronò i giocatori a diventare simbolo della propria nazione, unita e riappacificata.

Nelle baraccopoli di Nairobi, lo sport nasce per le strade e si gioca a piedi scalzi, con un pallone fatto di stracci o una corda sporca. I volontari che, nel corso degli anni, hanno lavorato all’interno dei nostri progetti in Kenya, sanno bene come funziona: un pallone viene recuperato e buttato in mezzo al giardino, alla classe, allo sterrato, e via! Il gioco comincia! Spesso senza regole precise, senza squadre ben definite, senza arbitri né linee di campo.

Ma ecco che lo sport si trasforma, diventa educazione, rispetto e comunità, quando ci sono degli insegnanti pronti e bravi nell’indirizzare le energie di grandi e piccoli in allenamenti costanti e disciplinati. Spesso i volontari, per passione o per formazione, decidono di calarsi nei panni dell’allenatore e di organizzare allenamenti e tornei; ma mai, nel corso degli anni, un volontario aveva deciso di portare ad Alice Village una vera e propria arte marziale. Fino allo scorso aprile.

Enrico Tricoli, classe ’86, ha deciso di diventare volontario internazionale con la nostra associazione e di partire per 4 settimane alla volta di Nairobi, tra aprile e maggio; ci aveva parlato subito della sua intenzione di insegnare ai bambini le basi del Taekwondo, attrezzandosi del materiale necessario e di tanto entusiasmo: «L’idea nasce sicuramente dal fatto che sono un ex atleta di Taekwondo. Anche non praticandolo più seriamente, ho sempre continuato a seguirlo grazie a mio padre e mio fratello, che sono insegnanti qualificati della Accademia Taekwondo Tricoli» racconta Enrico, «Ho ritenuto quindi utile utilizzare lo sport come promotore di coesione tra i bambini, un’occasione in cui sperimentare sé stessi nel confronto con gli altri; imparare sia dalle vittorie che dalle sconfitte».

Come sostiene Enrico (e come abbiamo imparato anche noi dello staff) «il Taekwondo, non è solo allenamento fisico: è anche allenamento alla concentrazione, un modo alternativo per insegnare regole quali il rispetto dell’insegnante e dell’avversario, dedizione ed impegno, saper distinguere momenti di serietà dai momenti ludici». Tutto questo è particolarmente importante e decisivo in un contesto come quello della nostra Children Home e delle scuole all’intero degli slum, dove «proporre punti di riferimento rappresentati da figure con cui è possibile stare in un rapporto di confidenza e condividere spazi di gioco» è fondamentale.

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Un allenamento nella scuola di Korogocho.

L’arrivo di Enrico, del suo entusiasmo travolgente e, soprattutto, del Taekwondo ha portato davvero un’energia nuova all’interno di Alice Village, dove il “maestro” di arti marziali ha vissuto per un mese ed era, quindi, disponibile 24 ore su 24: «Non tutti hanno immediatamente reagito al richiamo dello sport» spiega Enrico. «E’ stato il contagio dell’entusiasmo dei primi “allievi”, a fare in modo che dopo pochi giorni si formasse un bel gruppetto, che chiedeva di continuo: “Enrico, today martial arts?”. Nell’arco di un mese, tutti i bambini del villaggio avevano preso parte agli allenamenti». Anche le bambine, inizialmente restie, hanno poi partecipato, alcune con dedizione e impegno, ottenendo ottimi risultati.

La partecipazione e l’entusiasmo dei piccoli atleti ha permesso a Enrico di organizzare una piccola dimostrazione durante l’inaugurazione di AIFA, davanti all’ambasciatore italiano e a tutti gli ospiti; grazie alla generosità di Pubblisport (sponsor ufficiale della FITA – Federazione Italiana Taekwondo) e all’impegno di Enrico e dell’Accademia Taekwondo Tricoli, i bambini hanno anche potuto indossare le magliette ufficiali della federazione e conservarle come prezioso ricordo sia della giornata che dell’esperienza in generale.

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I bambini di Alice Village con le magliette donate da Pubblisport

Come ci ha detto Enrico, in termini di apprendimento, un mese è stato poco per poter raggiungere degli obiettivi elevati, naturalmente; ma ci sono due aspetti che rendono estremamente positiva questa breve (ma intensa) esperienza:  innanzitutto, «è stato un mezzo, divertente e stimolante, per mettere alla prova le abilità fisiche dei ragazzi, spronare il più timido nel provare ed esibirsi, creare quel giusto senso di competizione che porta a fare sempre meglio, nel rispetto del gruppo o della squadra»; e poi gli strumenti per praticare questo sport sono basici e reperibili anche in un contesto povero come quello di Nairobi, delle sue periferie e delle sue baraccopoli: i bambini che hanno imparato le basi della disciplina da Enrico potranno, quindi, continuare a esercitarsi e, magari, diventare loro stessi dei piccoli maestri in erba.

E chissà, poi, che il maestro “Mzungu” proveniente dall’Italia non torni per verificare i progressi e portare nuovi esercizi e nuove competizioni: «Ciò che mi ha lasciato questa esperienza, è un bagaglio emozionale troppo grande per essere riposto nella cantina dei ricordi. Già so che il richiamo delle loro voci, che ancora aleggia nella mia testa, mi porterà nuovamente a Nairobi, tra gli abbracci e i sorrisi di quei piccoli “Mwafrika”, tra una festa di benvenuto e un’immancabile lacrima d’addio».

Grazie Enrico!

 

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