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Come vi abbiamo promesso, oggi vi raccontiamo l’ultima tappa del nostro viaggio e l’ennesima delle nostre #StorieVere: l’esperienza sul campo di Solange, la mamma a distanza che ha vinto il concorso Alice Reality Life , e Patrizia, che l’ha accompagnata in questa avventura e che, anche lei, sostiene i nostri progetti come genitore a distanza.

Una volta all’anno, infatti, uno dei nostri genitori a distanza viene estratto per avere la possibilità di prendere parte a uno dei due viaggi dello staff e degli sponsor a Nairobi. E cosa vuol dire questo? Non solo che mamme e papà a distanza possono toccare con mano i progetti che da anni supportano, ma anche che possono incontrare di persona i bambini che sostengono e vedere da vicino i risultati del loro aiuto.

Quest’anno, dopo l’esperienza di Francesca, partita con noi nel mese di aprile, sono state Solange e, di riflesso, Patrizia ad avere questa grande opportunità.

Patrizia ci ha raccontato di essere partita a mente vuota, senza grandi aspettative o timori, a parte quello legato alla lingua inglese, che però è stato superato “con l’aiuto delle ragazze del team e della mia compagna di viaggio”.

Sul viaggio e la sua esperienza, Patrizia dice:

“É stata una settimana ricca di eventi e di emozioni.  L’incontrarsi con il presidente e la moglie e con alcuni sponsor ha reso questo viaggio ancora più ricco e stimolante. L’incontro con il “mio bimbo” è stato emozionante e lo è stato ancora di più vivere quotidianamente con i bimbi del villaggio e delle scuole”.

Sia Patrizia che Solange hanno soggiornato all’interno di Alice Village, il nostro orfanotrofio alla periferia di Nairobi. Patrizia ci ha confessato che durante il viaggio Alice Village è stato la sua seconda casa in cui si è sentita totalmente accolta.

Patrizia con Manuel, il bambino che sostiene a distanza.

Solange ci ha raccontato anche dei momenti più difficili dell’esperienza, legati alle emozioni contrastanti scatenate nel vedere e vivere il contesto in cui la nostra associazione opera. All’interno di Alice Village, Solange ha incontrato poche faccine tristi, ma quelle che ha visto l’hanno colpita molto: “La tristezza che lascia la perdita di un genitore a quell’età la vedi negli occhi di alcuni di loro”, dice Solange. E ci racconta:

“Un giorno un bambino mi ha chiesto se ero da sola. Stavamo parlando del viaggio. Io sono andata da sola, quindi era una domanda assolutamente normale. Eppure, il suo significato era diverso. Non si riferiva ad un essere da sola in senso fisico, ma emotivo”.

Durante il viaggio, le occasioni di gioia si mischiano a quelle di commozione e di tristezza e le visite alle baraccopoli e alla discarica di Dandora sono sicuramente momenti impegnativi e difficili da gestire. È solo al ritorno in italia che i pensieri e le emozioni di sedimentano e vengono rielaborati.

Anche Solange e Patrizia hanno fatto così e Solange riflette: “Qual è la soluzione? Investire sui rapporti, sulle relazioni. Crearle. È quello il terreno condiviso su cui possiamo incontrarci tutti. È questo probabilmente il motivo per cui ci siamo ritrovati tutti in Kenya. Stare in mezzo ai bambini e occuparsi di loro fa stare bene e unisce”.

L’incontro tra Solange e Elizabeth.

Così come Solange conclude i suoi pensieri dicendo: “Consiglio a tutti di prendersi cura di uno di loro”, Patrizia ci racconta che al ritorno a casa amici, famigliari e colleghi le hanno fatto moltissime domande e si sono interessati sia al viaggio che ai progetti. Dal canto suo, Patrizia “con il cuore aperto” ha raccontato tutta l’esperienza.

La cosa che ci fa più piacere e che accomuna le nostre due mamme a distanza, i volontari e, generalmente, tutti coloro che toccano con mano la realtà di Nairobi e dei nostri progetti, è ciò che ci dice Patrizia, brevemente ma con emozione:

“Sono tornata a casa con il cuore colmo di amore e gioia”.

Grazie Patrizia! Grazie Solange!

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