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Oggi, 6 febbraio, è la Giornata Internazionale contro le Mutilazioni Genitali Femminili (FGM – Female Genital Mutilation). Molti di voi avranno sentito parlare di queste pratiche, ma oggi vogliamo fare un po’ di chiarezza su questo fenomeno, partendo da qualche numero:

  • Si stima che nel mondo le donne che convivono con una mutilazione genitale siano circa 125 milioni.
  • Ogni anno, circa 3 milioni di bambine sotto i 15 anni si aggiungono a queste statistiche.
  • L’Africa è il continente in cui il fenomeno è più diffuso, con 91,5 milioni di ragazzine sopra i 9 anni che hanno subito queste pratiche in 29 paesi.
Perché vengono praticate le MGF?

Elenchiamo direttamente dal sito dell’Unicef le principali ragioni per cui le mutilazioni vengono praticate:

  • Ragioni sessuali: soggiogare o ridurre la sessualità femminile
  • Ragioni sociologiche: es. iniziazione delle adolescenti all’età adulta, integrazione sociale delle giovani, mantenimento della coesione nella comunità
  • Ragioni igieniche ed estetiche: in alcune culture, i genitali femminili sono considerati portatori di infezioni e oscenità
  • Ragioni sanitarie: si pensa a volte che la mutilazione favorisca la fertilità della donna e la sopravvivenza del bambino
  • Ragioni religiose: molti credono che questa pratica sia prevista da testi religiosi (Corano)
Chi le subisce e quali sono le conseguenze?

Le vittime delle MGF sono principalmente bambine tra i 4 e i 14 anni, anche se, in alcuni paesi (come Eritrea e Mali) vengono mutilate bambine con meno di 1 anno di vita.

Le conseguenze per queste bambine sono molto gravi: spesso muoiono per le cospicue perdite di sangue, per il cosiddetto shock neurogenico, provocato dal gran dolore e dal trauma, oppure per infezioni. Anche quando sopravvivono, l’evento costituisce un trauma insuperabile (molte bambine entrano in uno stato di shock dovuto all’intenso dolore). Con il passare degli anni, possono insorgere ascessi, cisti e calcoli, infezioni e ostruzioni croniche del tratto urinario, dolori fortissimi durante le mestruazioni e i rapporti sessuali, infertilità, incontinenza, maggiore vulnerabilità a infezioni da HIV, a epatite e altre malattie trasmissibili via ematica. L’elenco potrebbe continuare, fino al maggiore rischio di morte durante il parto.

 

Le MGF in Africa

Come abbiamo visto, l’Africa è il continente in cui il fenomeno è maggiormente diffuso. Ci sono paesi in cui è esteso a praticamente tutta la popolazione femminile (Egitto, Eritrea, Gibuti, Guinea, Mali, Sierra Leone, Somalia e nord del Sudan), altri in cui coinvolge la maggior parte delle donne (Burkina Faso, Etiopia, Gambia, Mauritania) oppure solo il 30/40% di loro (Ciad, Costa d’Avorio, Guinea Bissau, Kenya e Liberia). In alcuni paesi, le mutilazioni colpiscono meno del 20% della popolazione femminile.

Il tipo di mutilazione praticata dipende moltissimo dall’appartenenza etnica e tribale della donna: il 90% dei casi registrati in Africa è di tipo escissorio, in cui, cioè, viene tagliata o rimossa una parte dell’organo genitale femminile, e solo un caso su 10 si riferisce alla pratica dell’infibulazione, che ha come scopo il restringimento dell’orifizio vaginale.

 

La lotta contro le MGF

L’UNICEF e le Nazioni Unite in generale considerano le mutilazioni genitali femminili, in qualunque forma, una violazione dei diritti della donna e un atto del tutto discriminatorio, che viola svariati diritti delle bambine (salute, pari opportunità, tutela da violenze, abusi e torture).

Negli stessi paesi africani e in Kenya in particolare, negli ultimi anni alcune donne che hanno subito una mutilazione genitale da piccole hanno iniziato la loro piccola grande lotta contro questo tipo di pratiche, imponendo nelle proprie comunità di appartenenza di abbandonarle per sostituirle con cerimonie simboliche, in cui le bambine vengono solo celebrate e non mutilate. Alcuni gruppi di donne si stanno muovendo per testimoniare alle ragazze più giovani la loro esperienza con le MGF e le conseguenze che hanno dovuto subire; hanno iniziato un percorso per rendere le nuove generazioni, sia maschili che femminili, consapevoli della brutalità di queste pratiche e della loro inutilità.

 

(alcune studentesse nella nostra scuola di Nairobi)

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