News e Comunicazioni

“Cari Amici e Sostenitori,

In questi giorni difficili per il nostro Paese e per il mondo intero, vi scrivo personalmente per aggiornarvi su come stiamo affrontando l’emergenza del Coronavirus nelle baraccopoli delle nostre scuole.
Il Coronavirus è arrivato anche in Kenya, soprattutto a Nairobi. Ora i casi sono pochi, ma il timore che il virus dilaghi è altissimo.
La vita nella grande città è caotica, affollata e promiscua. Nelle baraccopoli si moltiplica questa immagine. Una baraccopoli per definizione è densa, ammassata, senza igiene, senza bagni e spesso senza acqua né elettricità. La baraccopoli è il luogo ideale per la diffusione di una pandemia, dove non è possibile dare le indicazioni che abbiamo ricevuto in Italia e non è nemmeno immaginabile seguirle.

E dove guarire potrà essere un vero terno al lotto.
Perché la sanità in tutto il Kenya ha solo 150 posti per la rianimazione!

#Stare a casa, ci hanno detto. E noi italiani, capendo che è giusto, lo stiamo disciplinatamente facendo, sicuri di vincere questa battaglia.

Questo è impossibile dove vivono i nostri quasi 2500 bambini.
Le case non sono case. Sono stanze di lamiera di pochi metri quadrati dove vivono ammassate fino a dieci persone in condizioni di estrema povertà.

In questo contesto di degrado ed emarginazione, la scuola per i nostri bambini è il luogo dello studio, del gioco, della sicurezza. Ma soprattutto è il luogo dell’unico pasto della giornata, che noi garantiamo a tutti i nostri piccoli studenti.
Oggi non potranno più andare neppure a scuola! Il governo le ha chiuse.

Ieri sera abbiamo deciso che, anche a scuole chiuse, dovevamo fare tre cose. E farle subito:

1. Continuare a distribuire a tutti il cibo ogni giorno, anche senza scuola, nel modo più ordinato possibile, a gruppi di 100 bambini per volta in modo che possano mangiare distanziati. La nostra scuola di cucina italiana, visto che è chiusa, lavorerà a tempo pieno per aiutare a preparare pasti.

2. I ragazzi dovranno continuare a svolgere i compiti a casa che i nostri maestri prepareranno per loro e che settimanalmente verranno controllati. Non sarà certo una didattica on-line. Ma è sempre un modo per continuare lo studio e mantenersi occupati.

3. Dopo aver preparato i corsi su come affrontare il virus con il massimo della adattabilità al luogo dove vivono (fortunatamente lo avevamo già fatto prima che arrivasse il virus), abbiamo approntato un servizio di piccolo pronto soccorso nella scuola di Korogocho (dove studiano 1.200 bambini) e nella scuola di Dandora (750 bambini) con termometri, medicine e un infermiere. Una volta alla settimana faremo anche un Clinical Service condotto dai dottori dell’ospedale Neema per controllare lo stato di salute dei bambini che presentano sintomi.

Stamani abbiamo dato il via a questo piano speciale (che rappresenta un grosso sforzo per la nostra organizzazione) insieme alle nuove regole di vita comune presso i nostri orfanotrofi, che sono molto simili a quelle che stiamo seguendo in Italia: i villaggi-orfanotrofio sono un luogo chiuso che può essere più facilmente controllato e protetto. Ma su questo vi aggiorneremo in una prossima comunicazione.

Mi sembrava giusto informarvi tutti, nostri Amici e Sostenitori, di quello che stiamo facendo per rispondere a questa terribile emergenza.

Approfitto per mandare un saluto caro di vicinanza a tutti voi in queste giornate così difficili.

Grazie ancora per il vostro sostegno”.

 

Diego Masi
Presidente di Alice for Children

Milano, 17 marzo 2020

 

Se volete aiutarci ad affrontare questa emergenza, cliccate qui.

 

Grazie!

 

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