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“La pandemia minaccia il progresso africano. Aggraverà le disuguaglianze di antica data e aumenterà la fame, la malnutrizione e la vulnerabilità alle malattie”.

Così qualche giorno fa il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha commentato ciò che sta accadendo in Africa.

 

La crisi globale e le conseguenze nei paesi più fragili

In tutto il mondo purtroppo la pandemia di COVID-19 sta portando con sé conseguenze che vanno al di là dell’emergenza sanitaria. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, il mondo sta per vivere una situazione gravissima dal punto di vista economico (paragonabile alla Grande Depressione del 1929) e ben mezzo miliardo di persone nel mondo potrebbero scendere sotto la soglia di povertà.

Come sempre, a vivere le conseguenze peggiori dell’impoverimento globale saranno quei paesi che già si trovavano in situazioni di vulnerabilità e instabilità politica ed economica, come le nazioni dell’Africa sub-sahariana: secondo le stime della Banca Mondiale, in questa zona 23 milioni di persone rischiano di scendere sotto la soglia di indigenza e di invertire una tendenza che negli ultimi anni era stata tutto sommato positiva.

 

Negli slum è emergenza alimentare

Come moltissime realtà che lavorano sul campo, anche noi di Alice for Children stiamo assistendo a un progressivo aggravarsi delle condizioni di vita degli abitanti degli slum di Nairobi. Vi abbiamo già raccontato come moltissime persone nelle baraccopoli non riescano più a procurarsi cibo sufficiente per sfamarsi, come moltissimi di loro non stiano lavorando e quanto i provvedimenti presi dal governo siano insufficienti se non addirittura controproducenti. Le famiglie che si rivolgono a noi per avere un aiuto sono aumentate, perché se prima riuscivano a procurarsi il minimo indispensabile per vivere, ora non mangiano per giorni.

Il problema più grave è che in Kenya l’emergenza si sta trasformando in una crisi economica, alimentare e umanitaria che durerà per molto, si aggraverà nei prossimi mesi e farà più vittime del virus stesso: chi non sta lavorando probabilmente non tornerà a farlo e quindi chi non è riuscito a mettere un pasto in tavola nell’ultima settimana non lo farà neanche la prossima o quella dopo. Senza contare che stiamo parlando di persone che partivano già da una situazione di grave malnutrizione oppure affette da patologie croniche gravi, o entrambe le cose.

Il lockdown ha creato situazioni di estrema povertà che si propagheranno più velocemente del virus in un contesto dove anche normalmente i bisogni basilari sono un lusso e dove i diritti alla nutrizione, alla casa e all’istruzione sono un miraggio.

 

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