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Nel 1975, il Sud Africa stava vivendo gli anni della segregazione razziale, meglio nota come Apartheid. Nelson Mandela era in carcere da quasi dieci anni e da tempo ogni tentativo di rivolta nei confronti dell’oppressione bianca era stata abbandonato.

 

La legge sull’Afrikaans nelle scuole

Nei primi mesi di quell’anno il governo di B.J. Vorster decretò che in tutte le scuole “nere” le lezioni si sarebbero tenute in Afrikaans oltre che in inglese.

L’associazione degli insegnanti africani si oppose subito a questa imposizione. Oltre al fatto che i bambini e i ragazzi avrebbero passato molto più tempo a cercare di capire la nuova lingua piuttosto che a studiare realmente le materie, c’era il fatto che l’Afrikaans, come sosteneva Desmond Tutu, era la lingua dell’oppressore. Il decreto del governo, infatti, era solo l’ultimo dei tanti provvedimenti afrikaner per isolare e discriminare la popolazione nera.

 

Le proteste e gli scontri di Soweto

Alla fine dell’aprile del 1976, iniziarono le prime proteste degli studenti neri di Johannesburg, che culminarono in una grande manifestazione per le strade di Soweto il 16 giugno dello stesso anno.

Quella mattina tra i 10.000 e i 20.000 studenti neri marciarono per protestare contro l’obbligo di studiare nella lingua simbolo dell’oppressione.

La presenza della polizia era massiccia e minacciosa. Al primo segnale di insofferenza da parte di un gruppo di persone, i poliziotti cominciarono a sparare sulla folla, composta per la maggior parte da bambini.

Il cinismo e la freddezza dei poliziotti e del governo nel gestire la situazione stanno tutti nella loro richiesta agli ospedali durante e dopo gli scontri: medici e infermieri avrebbero dovuto fornire le liste dei pazienti arrivati in pronto soccorso per ferite da armi da fuoco perché la polizia potesse denunciarli per rivolta.

 

Le morti e le commemorazioni per non dimenticare

Nonostante il governo avesse dichiarato inizialmente che solo 23 studenti erano stati uccisi, dovette presto rivedere la cifra e annunciare 176 morti tra i manifestanti. Nella realtà, si stima che i bambini e i ragazzi neri morti a causa degli scontri con la polizia siano stati circa 700 e che i feriti abbiano superato il migliaio.

Per commemorare le vittime di quel giorno e per non dimenticare, il governo sudafricano ha istituito lo Youth Day (Giornata della Gioventù), festeggiato il 16 giugno. Nello stesso giorno, la comunità internazionale commemora la Giornata del Bambino Africano (International Day of the African Child), voluta nel 1991 dall’Organizzazione dell’Unità Africana.

 

La foto simbolo degli scontri: un’attivista anti-apartheid porta in braccio un bambino ferito dalla polizia

 

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