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Ci sarebbe piaciuto rivederlo di persona, ma è stato comunque piacevole parlare via Skype con Gianluca, un ragazzo toscano di 40 anni partito con noi la scorsa estate per Nairobi.

 

I dubbi prima della partenza

Abbiamo cominciato con il parlare delle motivazioni che hanno spinto Gianluca a partire con noi. Come dice lui stesso, “una motivazione la devi avere”, e la sua consisteva principalmente nel capire e vedere da vicino quell’Africa di cui tanto si parlava, anche in modo negativo e un po’ distorto. Da sempre aveva il pensiero di fare un’esperienza come volontario all’estero e la conoscenza con una ragazza che ha collaborato con noi lo ha spinto a informarsi. Il fatto di venire a conoscenza di una realtà piccola come la nostra è stato sicuramente decisivo per Gianluca, un po’ scettico nei confronti di grandi realtà in cui spesso è difficile entrare in contatto con il cuore dell’associazione.

Come succede a moltissimi dei volontari, Gianluca ci ha confessato di essere stato molto agitato alla vigilia della partenza, soprattutto per la preoccupazione di non essere adatto: “Ti sembrano esperienze mai adatte a te” ci ha detto, “perché pensi che ci sono delle persone brave, giuste, che esistono apposta per fare queste cose belle”.

 

L’arrivo e l’esperienza

Il fatto di conoscere gli altri volontari in partenza durante la formazione in Italia e poi ritrovarli allo scalo di Parigi, è stato sicuramente importante per eliminare i pensieri negativi e creare un clima da subito positivo. La presenza dell’associazione all’aeroporto, l’incontro con la coordinatrice dei volontari e con il driver del van privato, ha subito messo a proprio agio tutti.

Gianluca ci ha descritto le tre settimane passate a Nairobi come un “progressivo prendere coscienza della situazione”, in cui ogni giorno era diverso e aggiungeva qualcosa di importante al precedente.

 

Momenti belli e momenti difficili

Alla nostra domanda quali sono stati i momenti più belli e quali quelli più difficili, ci ha raccontato della grande fatica di aggiustare le altalene e gli altri giochi all’aperto dell’orfanotrofio. Per Gianluca, “uomo teorico” come lui stesso si definisce, i lavori manuali sono stati una sfida, che però, proprio come tali, hanno portato a una grande soddisfazione. Vedere i bambini contenti dei risultati è stato sicuramente uno dei momenti più belli della sua esperienza.

Per quanto riguarda le difficoltà (“con la D maiuscola”, come le ha chiamate lui) Gianluca ci ha raccontato dell’esperienza delle home visit all’interno degli slum, durante le quali i racconti delle famiglie che vivono nelle baracche e l’impatto con le loro tragedie quotidiane hanno colpito molto tutti, tanto che nel viaggio di ritorno all’orfanotrofio “non ci si aveva voglia di scherzare, nessuno di noi”.

 

Le riflessioni “a freddo”

Nonostante il gruppo dei volontari fosse molto diversificato per età, formazione e provenienza, condividere un’esperienza così intensa con altre persone ha creato dei legami molto forti tra i componenti del gruppo, anche perché, aggiunge Gianluca, lì “non c’è spazio per tenersi le cose dentro”.

Come ci ha detto lui stesso, l’esperienza non gli ha sicuramente dato la presunzione di essere diventato un esperto d’Africa e delle sue problematiche, perché a Nairobi “vedi 1 mm quadrato di un mappamondo”, ma sicuramente gli ha lasciato la forte consapevolezza di sentirsi “in un pezzo di mondo dal quale noi, per certe cose, avremmo molto da imparare”. Ci ha raccontato: “C’è un tipo di rapporto tra le persone che è molto caldo, molto bello […] Sei probabilmente in uno dei posti più sfigati della terra, ma ti senti in una bolla di valori umani superiori”.

Alla nostra domanda se consiglierebbe questa esperienza, ci ha detto: La consiglio a tutti, perché per ogni età tiri fuori dall’esperienza quello che è giusto per te. Nonostante fossi il più grande del gruppo e la volontaria più piccola avesse 18 anni, non mi sono mai sentito fuori luogo”.

 

Per finire…

“Vuoi mandare un messaggio a Nairobi?”

“Li abbraccio tutti! Spero di rivederli il prima possibile, appena ci sarà la possibilità magari di fare un’altra esperienza”.

 

(Gianluca con uno dei bimbi di Alice Village)

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