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Ognuno di noi ha la sua idea di cosa la parola “famiglia” voglia dire e nessuna di queste idee può essere considerata sbagliata o inesatta.

Sappiamo che di paese in paese, di cultura in cultura, esiste un concetto di “famiglia” che cambia insieme alla società e alla tradizione a cui appartiene e che si trasforma con il passare del tempo. Tuttavia, per noi è difficile riuscire a immaginare cosa voglia dire appartenere a una famiglia che vive negli slum di Nairobi. Oggi cerchiamo di raccontarvelo.

 

Cosa vuol dire “famiglia” in Kenya

La famiglia keniana è una famiglia cosiddetta “estesa”, in cui non solo genitori e figli, ma anche zii, nonni e cugini interagiscono e contribuiscono al sostentamento del nucleo famigliare.

Dato che l’ubuntu (la filosofia rappresentativa di molte culture africane, che ancora influenza il concetto di famiglia) esorta a sostenersi e aiutarsi reciprocamente, crescere i bambini, per esempio, è considerato un compito di tutti i componenti della famiglia, non solo dei genitori. In alcune famiglie keniane, addirittura, i bambini chiamano la zia “mamma giovane” o “mamma vecchia”, a seconda che l’età della zia sia superiore o inferiore a quella della madre.

Per un uomo e una donna keniani, formare una famiglia è una priorità e la più grande fonte di orgoglio. I bambini sono considerati la vera ricchezza di una famiglia e un vero e proprio dono, sia per i genitori che per l’intero villaggio o comunità. 

 

La famiglia nella comunità degli slum

I principi su cui si basa la famiglia rimangono gli stessi anche all’interno delle baraccopoli, ma qui purtroppo l’immagine della famiglia cambia drasticamente.

Moltissime famiglie sono monoparentali a causa della morte o della completa assenza di uno dei due genitori. Ci capita spesso di sostenere donne sole che devono mantenere 5, 6 o più bambini, tra i quali a volte ci sono anche figli di altre donne facenti parti della famiglia estesa. In alcune famiglie il ruolo dei genitori è svolto dai nonni o dagli zii, perché sia il padre che la madre sono tossicodipendenti o comunque non sono in grado di occuparsi dei propri figli.

Tutte le famiglie hanno almeno un componente che soffre di una malattia cronica grave, di malnutrizione o di HIV. I bambini sono quelli più colpiti sia dalla malattie che dalle pessime condizioni di vita delle famiglie.

 

Le famiglie in lockdown

In questo periodo di crisi sociale e alimentare, la vita delle famiglie si è oltremodo aggravata.

Il concetto esteso di famiglia diventa fondamentale quando le condizioni di vita negli slum non permettono a un padre o una madre di poter provvedere al sostentamento dei bambini, che possono cercare di trovare aiuto e accoglienza all’interno della casa di uno zio, di una nonna o addirittura di un vicino.

Purtroppo in una situazione come quella odierna, in cui anche chi prima se la cavava adesso è in grave difficoltà, sempre più spesso questo non è più sufficiente.

Per questo per sostenere l’intera comunità delle baraccopoli è fondamentale partire dalle famiglie e dare priorità a quelle più in difficoltà.

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