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La pandemia e il lockdown stanno colpendo duramente tutta la popolazione mondiale in termini economici, sanitari e sociali. In tutto il mondo ma soprattutto nei paesi più vulnerabili, donne e bambine stanno subendo conseguenze davvero pesanti.

 

Aumentano le disuguaglianze

Secondo un recente studio delle Nazioni Unite, “The Impact of Covid 19 on Women”, la pandemia sta amplificando le disuguaglianze, compresa quella di genere. Nei paesi colpiti da conflitto o che vivono situazioni di estrema povertà e vulnerabilità, le conseguenze del virus stanno vanificando gli sforzi di interi anni per supportare la parte femminile della popolazione.

In tutti i campi infatti, donne e bambine sono state maggiormente esposte ai rischi derivanti dalla pandemia.

 

Le conseguenze per le donne più vulnerabili

In termini economici, le donne sono state le prime a perdere il loro posto di lavoro per potersi occupare dei bambini, durante la chiusura delle scuole. Nei paesi in via di sviluppo, la perdita del lavoro per una donna risulta particolarmente pericolosa. Avere un impiego infatti è uno dei primi e principali strumenti di emancipazione, perché spesso lavorando le donne possono rendersi indipendenti dal supporto economico di mariti e compagni.

L’obbligo di rimanere in casa ha favorito l’intensificarsi di violenze e abusi da parte di mariti, compagni e parenti, non solo sulle donne, ma anche su bambine e adolescenti. Le violenze domestiche si sono intensificate e aggravate anche a causa del mancato supporto di associazioni assistenziali e operatori sanitari, impossibilitati a raggiungere donne e bambine in pericolo o chiamati in prima linea per contrastare il virus.

In una situazione di emergenza alimentare come quella vissuta nei paesi più vulnerabili, le donne sono state le prime a privarsi del cibo per sfamare i bambini e quindi anche le prime a essere esposte a denutrizione, malattie e al virus stesso. Sempre secondo il report dell’ONU, a causa della situazione precaria di ospedali e presidi medici in queste zone, il rischio di morte per parto e per complicazioni legate alle gravidanze aumenterà in modo significativo nei prossimi mesi.

 

La situazione a Nairobi

Negli slum di Nairobi donne e bambine sono da sempre le più esposte a pericoli, malattie e violenze.

La pandemia e le misure del governo hanno costretto a casa donne sole, che avrebbe dovuto occuparsi del sostentamento della propria famiglia, e donne sposate, che si sono ritrovate rinchiuse in una baracca di pochi metri quadri con mariti violenti e pericolosi.

Bambine e ragazzine, non potendo frequentare la scuola, si sono ritrovate completamente esposte ad abusi e violenze subiti dentro e fuori casa e a gravidanze e matrimoni precoci. Per poter comprare da mangiare per sé stesse e per la propria famiglia, molte donne e ragazze sono state costrette, dalla fame o dai parenti, a prostituirsi.

Da qualche giorno, a Nairobi alcune donne sono tornate a lavorare all’interno della discarica, rimasta chiusa e interdetta ai lavoratori dall’inizio del lockdown a marzo. Le attività all’interno della discarica sono riprese dopo che alcune misure anti-Covid sono state allentate e i confini con l’Uganda (dove la maggior parte dei rifiuti viene portata e venduta per il riciclo) sono stati riaperti. A causa del prolungamento di alcuni provvedimenti (come la chiusura delle scuole fino a gennaio) e delle pesanti conseguenze economiche del lockdown, tornare a lavorare nella discarica è l’unico modo per tornare a guadagnare subito qualcosa. Per questo molte delle nostre mamme sono tornate a scavare a mani nude tra i rifiuti per portare a casa 200 scellini (circa 1,50 euro) al giorno.

Ma le conseguenze del lockdown sono state troppo pesanti perché queste mamme possano tornare a provvedere da sole ai propri figli, denutriti e spesso ammalati.

 

Donne e famiglie hanno bisogno di tutto il nostro aiuto.
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(alcune donne degli slum lavorano all’ingresso della discarica di Dandora)

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