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In tutto il mondo a causa della pandemia e del lockdown si stanno facendo dei passi indietro nell’affermazione dei diritti delle categorie più vulnerabili della popolazione. Nel continente africano gli esperti parlano di anni di progressi spazzati via dall’emergenza alimentare ed economica e di conseguenze quasi irreparabili per la parte femminile della popolazione.

 

AFRICA E KENYA: NON SOLO CONSEGUENZE ECONOMICHE

In un documento pubblicato a giugno dal titolo “Report from Insight to Action: Gender Equality in the Wake of Covid-19”, l’Università di Denver, in collaborazione con UN Women (l’ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere) e UNDP (United Nations Development Programme) afferma che entro il 2030 il 71% delle donne più povere al mondo vivranno nell’Africa sub-sahariana, quando al momento si parla di una percentuale del 58,9%.

I dati riguardanti le conseguenze del lockdown sulla popolazione africana e in particolare keniana sono incompleti e non sempre attendibili. Tuttavia, possiamo dare per certi i riscontri di moltissime organizzazioni non governative che operano in territorio keniano. Coloro che si occupano di tutela dei diritti delle donne, per esempio, in questi mesi hanno registrato un netto aumento delle chiamate ai numeri di assistenza per donne maltrattate: negli ultimi cinque mesi, le richieste di aiuto sarebbero aumentate di ben 10 volte.

 

LA VITA DELLE DONNE DELLO SLUM

I nostri assistenti sociali che si occupano quotidianamente delle famiglie che vivono negli slum di Korogocho e Dandora riportano una situazione davvero ingestibile per le donne e le ragazze: in questi ultimi mesi in cui sono venuti maggiormente a mancare soldi e cibo, moltissimi uomini si sono allontanati dalla famiglia per scappare dalle proprie responsabilità di padri, fratelli o figli. Molti altri si sono invece trasferiti momentaneamente fuori Nairobi, per cercare lavoro come pastori o minatori e mentre alcuni continuano a mandare soldi alla propria famiglia, altri si sono resi introvabili.

Qualunque sia il motivo del loro allontanamento, il risultato è sempre a carico delle donne: madri, figlie e sorelle devono accollarsi la gestione dei bambini e delle emergenze quotidiane, quando non interamente il mantenimento della propria famiglia. Per questo, molte donne sono tornate a lavorare in discarica dopo mesi di chiusura: non potendo riaprire o avviare da zero la loro piccola attività in proprio (per mancanza di denaro e risorse) ed essendo costrette a guadagnare almeno il minimo indispensabile per mangiare, il lavoro tra i rifiuti diventa per loro l’unica opzione possibile.

 

COSA STIAMO FACENDO

Con il programma di Sostegno alla Comunità stiamo aiutando queste donne a mettere del cibo in tavola per i loro bambini, avere assistenza medica garantita e poter contare su un’assistenza sociale e psicologica, fondamentali in questa emergenza. Le donne e ragazze pronte a farlo sono già state inserite in un programma di IGAs (Income Generator Activities) o di microcredito, grazie al quale possono ricominciare a lavorare in modo indipendente o iniziare a costruire la loro piccola attività in proprio da zero.

Il 2021 sarà un anno fondamentale per riaffermare i diritti di queste donne, ragazze e bambine, che mai come in questo momento hanno bisogno di tutto il nostro supporto. E noi saremo in prima linea.

 

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