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“Tanti di loro erano scalzi, la divisa era ormai logorata dal tempo, ma i loro sorrisi e gli occhi illuminati da una luce che solo la savana e le distese di quella regione regalano, facevano emergere in loro una gran serenità”

 

 

Come riuscire a farvi visitare dallo schermo di un computer o uno smartphone il villaggio rurale di Rombo, ai piedi del Kilimanjaro? E come raccontarvi della comunità masai che vive quel territorio e dell’associazione locale Light of Maasai, che sosteniamo e con la quale collaboriamo da anni?

Abbiamo deciso di lasciare la parola ad Alessandra, partita per il Kenya qualche anno fa per vivere un’esperienza come volontaria proprio a Rombo.

 

“Era una calda giornata d’inizio agosto del 2016, avevo da poco spento il computer in ufficio e frettolosamente sfrecciavo a casa a preparare lo zaino per la grande partenza: l’Africa.
Era il mio primo viaggio nel Continente, ero emozionata, avevo molte idee che mi balenavano in testa e tante immagini che scorrevano nella mia mente.

Avevo preparato pochi vestiti comodi, poi cartine geografiche, penne, libri, vestiti per bambini, giochi, non sapevo bene cosa aspettarmi, ma non volevo farmi cogliere impreparata dalla grande opportunità di insegnare ai bambini delle elementari della piccola scuola Masai Nasipa di Rombo, in Kenya.

Una volta atterrata a Nairobi, dopo circa otto ore di cammino in furgone sono arrivata a Rombo, un piccolo villaggio polveroso nel mezzo della Savana, ai piedi del Kilimangiaro. Il giorno dopo mi avrebbero recuperato dei locali per portarmi alla scuola.

Una cancellata colorata nel mezzo dell’arida terra ed un fragile recinto circondavano le poche costruzioni in legno, lamiera e mattone adibite a classi. Subito una folla armoniosa di bambini in divisa mi è corsa incontro, erano numerosi, curiosi, cantavano e mi abbracciavano. Entrai in classe, c’erano dei banchi in legno con panche dove con fatica avevo fatto accomodare i miei studenti. Ci siamo presentati, mi hanno cantato una bellissima canzone sugli elefanti ed ero pronta ad iniziare la mia lezione di geografia.

Ben presto mi accorsi che i ragazzi avevano poche e confuse idee al riguardo; srotolai la piantina del mondo e la appesi alla lavagna dopo aver gonfiato una palla raffigurante la terra che ho fatta girare tra i banchi. I ragazzi erano curiosi, mi chiedevano da dove venissi, pur non sapendo collocare l’Italia; ben presto, dopo poche lezioni, avevano appreso rapidamente
le nozioni principali di geografia, con grande interesse.

C’era poi la mia lezione preferita: arte e disegno. Portavo matite e pennarelli colorati che venivano scambiati tra gli alunni con grandi discussioni e chiedevo loro di rappresentare casa loro, il lavoro che avrebbero voluto fare o gli animali che più gli piacevano. Da quel momento un gioco straordinario di colori, creatività e immaginazione prendeva piede. Avevo davanti a me una classe di giovani artisti e creativi pieni di immaginazione. Poi chi voleva presentava il suo lavoro a tutti, raccontandoci cosa lo aveva ispirato e cosa si aspettasse dal futuro.

Erano giovani persone con una gran voglia di vivere e sorridere, tanti di loro erano scalzi, la divisa era ormai logorata dal tempo, ma i loro sorrisi e gli occhi illuminati da una luce che solo la savana e le distese di quella regione regalano, facevano emergere in loro una gran serenità.

 

 

Un giorno decisi di tornare a casa camminando con i miei alunni, immaginavo ci sarebbe voluto molto tempo, ma visto che loro lo facevano tutti i giorni ero pronta a condividere il percorso.
Le strade erano sterrate, c’erano molti arbusti, baobab ed acacie, poi di tanto in tanto si alzava un polverone di terra e presto si intravedevano zebre, giraffe o altri animali che non ero abituata a vedere. Quel tragitto pian piano entrò ad essere parte della mia routine, presto mi abituai con gioia, ma sempre con stupore, alle meraviglie di quella terra. I bambini camminavano per circa due ore, poca acqua, scalzi o con scarpe provvisorie, ma non
sembravano minimamente turbati da questo, mi prendevano per mano, chiamandomi “teacher” e non vedevano l’ora di presentarmi a casa, alla loro famiglia e di farmi vedere i loro animali. Ero lusingata, commossa, sentivo un grande affetto ed una grande gioia che accomunava tutti questi bambini.

Sono tornata a casa con un grande bagaglio, molte emozioni e tante lezioni apprese. Avevo vissuto una vita molto diversa dalla mia e pian piano ne ero diventata parte, mi ero sentita bene. Avrei desiderato restare più tempo con qui bambini per condividere altre esperienze e spero sia presto possibile poter tornare a vivere esperienze come questa”.

 

 

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