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La baraccopoli di Korogocho è una tra le più grandi e popolose di Nairobi. È qui che siamo approdati più di dieci anni fa nel nostro primo viaggio alla scoperta degli slum della capitale keniana.

Ed è qui che abbiamo avuto il nostro primo impatto con la realtà delle baraccopoli, un impatto scioccante e indimenticabile. Abbiamo percorso parte della strada in macchina e poi a piedi, guidati da Edmond, ai tempi un giovane preside di una piccola scuola primaria nel cuore dello slum, che ospitava un centinaio di bambini.

Immaginate di essere lì con noi, scendere dalla macchina e appoggiare i piedi su una strada sterrata. Se fosse una giornata di sole, verreste investiti subito dalla polvere alzata dalle vostre scarpe e da quelle di centinaia di persone. Se piovesse vi trovereste subito appiccicati al fango e a qualche straccio buttato sulla strada.

Percorrendo il cammino che conduce alla scuola, vedreste le baracche ai margini della strada, fatte di lamiera e stracci, adibite, in questa parte dello slum, per lo più a piccole botteghe e negozi. Più in là, nel cuore della baraccopoli, queste costruzioni fatiscenti e buie diventano invece le case e gli unici rifugi di famiglie assai numerose.

Vedreste una folla di persone camminare in entrambe le direzioni, con vestiti e scarpe logori e sguardi spesso annebbiati dalla malattia o dalla droga. Uomini che trasportano carriole piene di viveri da vendere, donne che portano neonati sulla schiena, e bambini, tanti bambini, che corrono avanti e indietro, improvvisano giochi e vi salutano con un misto di gioia e curiosità.

Una cosa vi colpirebbe immediatamente, prima ancora di accorgervi di quello che vi circonda, come ha colpito tutti noi. Questa cosa è l’odore. Odore di rifiuti lasciati a marcire al sole e sotto la pioggia di mille stagioni, portato dal vento dal profondo dell’immensa discarica in ogni più piccolo angolo dello slum. È impossibile descrivere quanto questo odore sia intenso e acre e quanto possa scuotere chi non ne è abituato, ma una cosa è certa: vi accompagnerebbe come un pensiero fisso fino al cancello azzurro che fa da entrata alla Grapesyard Primary School.

Oltre questo cancello, continuerebbe a esserci la strada sterrata, la polvere o il fango e sicuramente l’aria impregnata di spazzatura, ma i sorrisi, le urla e le mani dei bambini vi travolgerebbero senza possibilità di fuga. Verreste subito presi per mano da una moltitudine di bambini e condotti all’interno delle aule. Anche qui ci sarebbe buio se non fosse per la luce proveniente dall’esterno e il caldo, soprattutto in una giornata di sole, sarebbe quasi soffocante. Ma il miracolo si compirebbe in pochissimi minuti: dimentichereste l’odore, il caldo, il fango sotto le vostre scarpe, le mani sporche e la miseria che avete quasi toccato fuori da quel cancello, trascinati dalla gioia e la curiosità incontenibili di quella folla di piccoli uomini e donne che sembra quasi stessero aspettando solo voi per ricominciare a parlare, muoversi e ridere.

Quel miracolo che ci ha spinti, nel 2007, a voler essere parte della vita di questi bambini e di questa comunità, con tutti i suoi enormi problemi che, da allora, cerchiamo di risolvere insieme a loro.

Da qualche anno ormai la piccola scuola di Korogocho accoglie ogni giorno 1.200 studenti, che con la loro divisa rossa siedono tra i banchi, giocano nel cortile e pranzano regolarmente, lontani dalla discarica e dai suoi tremendi pericoli. Quest’anno la permanenza a scuola garantirà anche di potersi lavare e igienizzare le mani spesso, di avere una mascherina e di poter continuare a studiare nonostante il Covid-19 e le sue terribili conseguenze sulla vita e la salute di questi bambini.

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