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L’Art. 28 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza protegge il diritto all’istruzione per tutti i bambini del mondo.

 

Rende obbligatoria l’istruzione primaria. Obbligo non solo per gli alunni di frequentare la scuola, ma soprattutto un obbligo per gli stati firmatari di creare un sistema di educazione gratuito e che non lasci nessun bambino indietro.

Prescrive inoltre l’obbligo per i governi di creare un sistema di istruzione superiore inclusivo e non classista, dove tutti i ragazzi e le ragazze possano accedere, senza alcuna discriminazione sociale, di genere e razziale.

 

Sono passati 32 anni dalla firma di questa convenzione; l’enfasi sull’importanza dell’istruzione per lo sviluppo individuale dei bambini e per il futuro delle comunità in cui vivono non manca di certo. Eppure, milioni di bambini non hanno ancora accesso all’istruzione, neppure quella primaria, e vedono i loro diritti negati e calpestati.

Non possono frequentare la scuola, non possono costruirsi un futuro economico e personale soddisfacente, non sono neanche a conoscenza dei loro diritti, e non possono quindi diventare cittadini consapevoli e membri a tutti gli effetti della comunità in cui vivono.

 

Oggi è la Giornata Internazionale dell’Educazione, il giorno adatto per rimarcare quanto la scuola sia fondamentale per migliorare la vita di tutti e della collettività, e quanto sia inaccettabile che per molti un diritto fondamentale come l’istruzione venga negato.

 

In Kenya, sono 1,2 milioni i bambini in età scolare che non frequentano la scuola primaria.

Sono i bambini dello slum, delle aree rurali isolate e lontane dalle scuole; sono le bambine keniane le cui famiglie non possono permettersi di mandare a scuola tutti i loro figli, e quindi decidono di sacrificare l’istruzione delle bambine.

Sono i bambini più poveri delle baraccopoli che invece di studiare devono lavorare nelle discariche, per guadagnare un dollaro al giorno ed aiutare la famiglia.

 

Tutto questo è inaccettabile. L’UNDP, il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, ha lanciato il “2018-2022 Kenya Country Programme”, che si propone un obiettivo ambizioso: assicurare per tutti i bambini del Kenya un accesso all’educazione primaria e facilitare sempre di più l’accesso ad un’istruzione secondaria di qualità.

 

Come detto, è un obiettivo ambizioso, reso ancora più complesso dall’insorgere della pandemia, che ha portato le scuole del Kenya a chiudere per quasi un anno, con un danno non quantificabile per lo sviluppo cognitivo ed educativo dei bambini.

 

 

Anche noi ci poniamo un obiettivo ambizioso. Ogni giorno, grazie ai nostri sostenitori, assicuriamo l’accesso a scuola a migliaia di bambini delle baraccopoli. E quello che ci conforta è che questo numero aumenta ogni giorno.

 

Vogliamo che continui a farlo, che sempre più bambini possano vivere un’infanzia serena, fatta di apprendimento, ma anche di gioco e serenità.

E non siano più vittime di un sistema iniquo, di una povertà inimmaginabile.

Anche davanti alla sfida della pandemia non ci siamo arresi. Abbiamo portato assistenza scolastica casa per casa ed abbiamo allestito le nostre scuole nel rispetto delle disposizioni anti- Covid.

Tutto questo grazie a migliaia di persone che sostengono i nostri progetti in Kenya e che si prendono cura dei diritti dei bambini. Non solo oggi, in cui ricordiamo l’importanza del diritto all’istruzione, ma per tutto l’anno.

 

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