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La parità di genere è uno degli obiettivi fondamentali indicati dalle Nazioni Unite da raggiungere entro il 2030 (Sustainable Development Goals).
Tuttavia, in molti paesi la parità di genere resta un miraggio difficile anche solo da immaginare, ed il 2030 è sempre più vicino.

Nel delineare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) le Nazioni Unite hanno rimarcato come fosse importante smettere di considerare il ciclo (fisiologico) mestruale femminile un tabù e favorire l’accesso a prodotti sanitari di qualità e a basso costo, nell’ottica di rafforzare l’integrazione femminile. Senza i prodotti sanitari necessari, il ciclo diventa uno dei principali fattori di discriminazione di genere, ma anche di analfabetismo o bassa scolarizzazione femminile, di abusi e violenze subite da donne e bambine. Nel mondo occidentale, ed in particolare nel nostro paese, si discute se tali prodotti, assorbenti, tamponi e coppette debbano o meno essere tassati. O addirittura si propone la loro gratuità.

La situazione in Africa

Purtroppo, per milioni di donne nel mondo, e soprattutto nei paesi africani più poveri, il problema non è soltanto il costo o la tassazione dei prodotti per l’igiene mestruale, ma la loro stessa disponibilità. Per milioni di donne e ragazze costano troppo, e non ne hanno quindi accesso.

È il così detto Period Poverty, che indica appunto l’impossibilità delle donne di potersi garantire un’igiene adeguata durante il periodo mestruale, soprattutto per questioni economiche. Questo non comprende soltanto la mancanza di dispositivi sanitari, ma anche l’assenza di luoghi puliti e sicuri (ovvero bagni attrezzati e puliti).
Questa è esattamente la realtà che migliaia e migliaia di bambine e donne delle baraccopoli di Nairobi vivono ogni giorno. Tra il 50 ed il 65% dell’intera popolazione femminile in Kenya.

Non solo non possono permettersi assorbenti, tamponi o coppette, ma non hanno accesso a bagni veri e propri, ma solo a latrine di fortuna usate da centinaia di persone. Non basta: per questioni culturali il ciclo mestruale è fonte di discriminazione. Le donne che hanno il ciclo devono rimanere a casa, o meglio, nella baracca in cui vivono, e quindi non possono frequentare la scuola o lavorare.

In un contesto in cui il ciclo mestruale comporta ancora forti discriminazioni da parte della comunità, la mancanza di prodotti sanitari per viverlo al meglio diventa ancora più grave, ancora più stigmatizzante. A questo si aggiunge la scarsa, se non assente, educazioni biologica e sessuale delle giovani donne dello slum.

Cosa dobbiamo fare:

Per salvare migliaia di donne dal Period Poverty occorre fare uno sforzo collettivo e dotarle di tutto l’occorrente per vivere al meglio questo processo fisiologico. Per questo, una delle principali attività che porteremo avanti nei prossimi mesi sarà la distribuzione di assorbenti gratuiti alle ragazze ed alle donne dello slum, insieme, ovviamente all’educazione sessuale che già da tempo svolgiamo nelle nostre scuole di Nairobi.

I nostri sostenitori si battono per l’uguaglianza di genere. Nelle baraccopoli africane la si può ottenere anche grazie ad un oggetto semplice, per noi scontato, come un assorbente igienico.

Combattiamo insieme la piaga del Period Poverty!

 

 

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